Il medico è responsabile se non effettua tutti gli accertamenti necessari per una corretta diagnosi. (Corte di Cassazione, Sezione 4 penale Sentenza 20 agosto 2010, n. 32121)

21 Agosto 2015

In tema di responsabilità professionale omissiva del medico, il meccanismo controfattuale, necessario per stabilire l’effettivo rilievo condizionante della condotta del medico e, quindi, segnatamente, l’effetto salvifico delle cure omesse, deve affidarsi su affidabili informazioni scientifiche nonché sulle contingenze significative del caso concreto. In una tale prospettiva, occorre comprendere quale è solitamente l’andamento della patologia, quale è normalmente l’efficacia delle terapie e quali sono i fattori che influenzano il successo degli sforzi terapeutici: sulla base di tali elementi di giudizio, l’esistenza del «nesso causale» può essere ritenuta quando l’ipotesi circa il sicuro effetto salvifico dei trattamenti terapeutici non compiuti risulti caratterizzata da «elevata probabilità logica», ovvero sia corroborata alla luce delle informazioni scientifiche e fattuali disponibili. (Da queste premesse, la Corte ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di condanna in una fattispecie in cui il sanitario del pronto soccorso, a fronte di un paziente fortemente traumatizzato a seguito di un grave incidente stradale, aveva scelto erroneamente di non effettuare d’urgenza la Tac dell’addome e l’emocromo, cioè esami che gli avrebbero consentito con prontezza di individuare un’emorragia in atto e, quindi, avrebbero reso possibile un adeguato intervento chirurgico che, secondo la corretta regola scientifica, anche in relazione alla giovane età e dell’assenza di patologie preesistenti, avrebbe permesso con elevata probabilità la sopravvivenza dell’infortunato).