Se il medico sbaglia la diagnosi prenatale circa le malformazioni del feto è responsabile dei danni nei confronti della madre, per la lesione del diritto ad una procreazione cosciente e responsabile, nonché dello stesso nascituro e dei suoi fratelli per la lesione del diritto alla salute. (Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 10 gennaio-2 ottobre 2012 n. 16754)

21 Agosto 2015

In caso di lesione del diritto alla procreazione cosciente e responsabile causato dal medico ginecologo alla madre in sede di accertamento di patologie prenatali in capo al feto, il diritto al risarcimento del danno è riconosciuto ai fratelli e al nascituro stesso come forma di propagazione intersoggettiva degli effetti diacronici dell’illecito. Il danno lamentato dal bambino nato malformato non consiste nella malformazione in se stessa, bensì nello stato funzionale di infermità e nella condizione evolutiva della vita handicappata, come violazione dell’articolo 32 della Costituzione, intesa la salute non soltanto nella sua dimensione statica di assenza di malattia, ma come condizione dinamico/funzionale di benessere psicofisico. Va pertanto affermata, sul piano del nesso di condizionamento, l’equiparazione tra la fattispecie dell’errore medico che non abbia evitato l’handicap evitabile, ovvero che tale handicap abbia cagionato, e l’errore medico che non ha evitato (o ha concorso a non evitare) la nascita malformata, evitabile, senza l’errore diagnostico, in conseguenza della facoltà di scelta della gestante derivante da una espressa disposizione di legge.