Operata di tumore all’utero ma la diagnosi era sbagliata: risarcimento da 45mila euro

29 Settembre 2015

sala operatoria z-2-2 (1)

Livorno – Dieci anni dopo l’intervento, nel quale le sono stati asportati utero e ovaie, una donna di 66 anni ha deciso di chiedere i danni a due ospedali e a due medici. La paziente non aveva un tumore, ma una patologia infiammatoria cronica

Prima la diagnosi, una delle più terribili per una donna: tumore all’utero. Uno specialista le sconsiglia l’intervento, un altro invece la fa operare. Alla fine, la scoperta: era sana e l’asportazione di utero e ovaie era stata inutile. Questa l’incredibile vicenda di una 66enne di Collesalvetti, che dopo dieci anni ha deciso di chiedere i danni all’Asl, all’ospedale Santa Chiara di Pisa e ai professori Virgilio Facchini e Orlando Goletti.

Come ricostruisce quotidiano Il Tirreno, all’ospedale Santa Chiara le era stato un tumore all’utero, ma le sconsiglierarono di farsi operare. L’intervento fu poi eseguito al Lotti di Pontedera, salvo poi scoprire che l’asportazione di utero e ovaie era stata inutile.

Il tribunale civile ha dato ragione alla donna in primo grado, condannando le due aziende ospedaliere e i due docenti a risarcirle un danno fissato in circa 45mila euro. Tutte le parti hanno già fatto appello contro questa sentenza.  

I fatti risalgono alla fine del 2005. Pochi mesi dopo, in seguito a una serie di accertamenti compiuti nell’aprile 2006, il professor Facchini, all’epoca direttore di Ostetricia e Ginecologia del Santa Chiara, diagnosticò un carcinoma da trattare con la rimozione dell’utero. Alla donna era stato sconsigliato di operarsi, perché al momento del ricovero erano emerse delle controindicazioni all’anestesia. La paziente fu dimessa e le venne prescritto di fare della radioterapia. Ma quella diagnosi continuava a tormentarla e per questo la donna si era rivolta a un altro specialista, Orlando Goletti, all’epoca direttore della chirurgia generale del Lotti di Pontedera. Dopo aver eseguito alcuni esami, con diagnosi tumorale, nell’agosto 2006 la donna fu operata e le furono tolti utero e ovaie. 

Ma la paziente non aveva nessun tumore: era affetta invece da una patologia infiammatoria cronica. Dagli esami istologici compiuti sugli organi asportati dopo l’intervento, la scoperta: i reperti erano di natura benigna, “riferibile a patologia infiammatoria cronica e non a eteroplasia”, come si legge nella sentenza.  

Scrive Il Tirreno, citando la sentenza emessa dal giudice Marco Viani:

“È assolutamente certo l’errore commesso dal professor Facchini, che formulò una diagnosi di carcinoma in assenza di elementi certi, e di fronte, anzi, a un referto bioptico esplicitamente dubbio, fondato su materiale scarsamente diagnostico e da correlare con ulteriori elementi clinici, tanto che lo stesso consulente definisce la conclusione inspiegabile. Ma è assolutamente certo, e anzi conclamato, l’errore commesso dal professor Goletti, che non soltanto non disponeva di elementi ulteriori rispetto a quelli noti ai sanitari pisani e in base ai quali era stata formulata la diagnosi oggi inspiegabile di carcinoma, ma anzi, come sostanzialmente ammette, accettò la diagnosi del professor Facchini senza procedere a un’autonoma rivalutazione del materiale raccolto, con ciò accettando pienamente il rischio dell’altrui errore”.

Da www.today.it