A rischio le urgenze e i punti nascita negli ospedali trentini per carenza di personale medico. Dal 25 novembre nuove regole sui riposi obbligatori.

4 Novembre 2015

Trento

TRENTO. I nodi della sanità arrivano al pettine: dal 25 novembre i medici ospedalieri dovranno rispettare un riposo di 11 ore tra un turno e l’altro (come l’Europa ha ordinato all’Italia) peccato che in Trentino, per rispettare le regole, servirebbero 75 medici in più. Nuove assunzioni? Neanche parlarne. Così c’è il rischio che tra venti giorni negli ospedali periferici del Trentino non siano più garantite le attività di urgenza e dei punti nascita, con un carico sugli ospedali di Trento (e Rovereto?) che sarebbe difficilmente sopportabile.

Ieri il comitato dei direttori dell’azienda sanitaria si è concentrato proprio su questo tema, con prospettive decisamente preoccupanti illustrate dal direttore generale Luciano Flor. Per far fronte alle disposizioni sull’orario dei medici servirebbero almeno 75 professionisti, ma il numero (calcolato dall’azienda sanitaria) è puramente teorico, visto che nessuno si sogna nemmeno di ipotizzare nuove assunzioni. In attesa di incontrare i sindacati dei medici (con cui era prevista una riunione domani, ma l’appuntamento è stato rinviato per avere un quadro della situazione più definito) i responsabili degli ospedali e dei distretti sanitari dovranno elaborare un piano per far fronte all’emergenza.

La situazione – come confermano all’azienda sanitaria e all’assessorato alla salute – è complicatissima e la speranza è che da Roma vengano individuate possibili deroghe sull’orario dei medici che consentirebbero di garantire i servizi sanitari. Peccato che le deroghe siano state la regola degli ultimi dieci anni e la legge che (finalmente, dicono i medici) impone il riposo al personale sanitario è stata approvata nell’ottobre del 2014: c’era un anno di tempo quindi per riorganizzarsi. L’obiettivo indicato dalla legge? «Garantire i servizi sanitari e l’ottimale funzionamento delle strutture (senza nuovi o maggiori oneri per le casse pubbliche) con una più efficiente allocazione delle risorse umane». Facile a dirsi. In aiuto potrà venire il nuovo contratto, ma non sarà un percorso veloce e il 25 novembre è dietro l’angolo.

Il tema riguarda tutte le strutture sanitarie italiane, ma in Trentino la situazione è complicata dagli organici ridotti degli ospedali periferici.

I medici per il momento stanno a guardare, in attesa di capire quali saranno le mosse dell’azienda sanitaria. Ma non è passato nemmeno un anno dalla protesta sindacale dell’anno scorso, quando di fronte alla proposta (poi abbandonata dalla Provincia) di tagliare gli stipendi i camici bianchi avevano fatto notare che gli organici erano ridotti all’osso: «Se osservassimo il contratto alla lettera – dicevano – servirebbero cento medici in più». E c’è chi fa notare che la nuova legge prevede sanzioni molto severe (fino a 700 euro) per i responsabili dei reparti in cui i turni non dovessero rispettare le nuove direttive. Infine all’assessorato alla salute – dove la situazione viene definita davvero intricata – c’è anche chi cita la possibilità di invocare le “cause di forza maggiore” che consentirebbero di richiamare un medico in servizio in caso di necessità.

I problemi principali deriveranno dall’impossibilità (nel rispetto delle 11 ore di riposo) di ricorrere alla cosiddetta “pronta disponibilità”, che ha consentito finora di far quadrare i turni del personale medico. Insomma un medico al termine del turno di notte non potrà rientrare in servizio (magari per alcune ore) al mattino. E dopo aver lavorato di giorno non potrà (come accade ora) effettuare il turno di notte.

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