Sangue raccolto nei secchi, sotterranei lugubri e rifiuti radioattivi: la sanità del Lazio

23 Novembre 2015

secchi

 

Sotterranei lugubri, sporchi, rifiuti radioattivi lasciati in giro, porte sgangherate, bagni inagibili e barboni che dormono al pronto soccorso fra i malati.

È questo che hanno mostrato i 120 scatti fotografici choc degli oltre 2.500, realizzati dalla Uil regionale nel corso dell’anno negli ospedali di Roma e Lazio. Una su tutte è quella che raffigura il sangue di un paziente ricoverato all’Ospedale Santo Spirito, raccolto non in una normale sacca ematologica ma in un secchio qualsiasi. Sì, avete letto bene. Questo perché a detta degli operatori, ad agosto avevano finito le sacche del drenaggio.

Al San Camillo invece sono le camere operatorie adibite a deposito a far riflettere non quanto i pazienti coperti dai giornali al San Giuseppe di Albano-Genzano. E che dire dell’amianto dilagante al Grassi di Ostia. Per non parlare degli angoli di vero degrado del San Giovanni e San Carlo, o dei vetri sporchi del Cto dove i bicchieri vengono usati per le analisi delle urine, al posto dei contenitori sterili. La sanità del Lazio è veramente in ginocchio e versa nel degrado più vergognoso. Una sanità con 3.600 posti letto ridotti solo negli ultimi 5 anni e 3.700 operatori sanitari in meno. Reparti chiusi, ospedali declassati e medici dequalificati. Gli stessi farmaci sono diventati non disponibili perché troppo costosi. “Rischiamo di non avere più una sanità pubblica. Queste foto che sono state scattate a Roma e non in Papuasia!”, afferma Alberto Civica, segretario regionale con delega alla Sanità e che è stato anche autore di maggior parte degli scatti diffusi.

Di Mary Tagliazucchi