Malasanità a Verona: famiglia ottiene risarcimento, ma la sentenza è bloccata da 3 anni

3 Dicembre 2015

verona

Nel 1985, Ivo Bertamini è stato operato al cuore e durante l’operazione ha contratto l’epatite C. Dopo un lungo calvario, è morto nel 2001.

Un caso di malasanità iniziato nel 1985 e non ancora chiuso, ben 14 anni dopo la morte di Ivo Bertamini di Campagnola di Zevio, avvenuta nel 2001, quando l’uomo aveva 52 anni. La sentenza a favore della famiglia sancisce che essa riceva 150mila euro di risarcimento dal ministero della Salute, ma da tale cifra sarebbero da togliere 80mila euro che i Bertamini hanno ricevuto come indennizzo nel 2009. Solo che questo denaro non è mai arrivato a 3 anni dalla sentenza, anzi, in 16 anni la famiglia ha speso 50mila euro per ottenere giustizia.

L’Arena riporta quanto accaduto nei quasi 30 anni trascorsi prima della sentenza, attraverso le parole di Denis Montagnoli, vedova di Ivo Bertamini: “Ci siamo incontrati la notte di Natale del 1984: lui aveva 35 anni e io 32. È successo tutto in fretta. Nell’aprile del 1985 è stato operato al cuore al policlinico di Borgo Roma e gli hanno sostituito la valvola aortica, poi in ottobre è nato nostro figlio che ora ha 30 anni. Avevo tutto ciò desideravo, una famiglia, un marito che mi amava e che amavo e un lavoro in banca che mi piaceva”. Solo che durante l’operazione, l’uomo contrae l’epatite C. Per anni, Bertamini non presenta sintomi, almeno fino al 1999, quando inizia a star male: Ha iniziato a vomitare sangue, le varici esofagee si rompevano a causa dell’epatite. C’era sangue ovunque. È rimasto ricoverato da giugno a ottobre, periodo in cui ha fatto altre tre emorragie e 14 trasfusioni. Io restavo con lui giorno e notte, bevevo tre litri di caffè al giorno per restare sveglia. Nostro figlio, che allora aveva 13 anni, era andato a vivere da alcuni amici. È stato un periodo bruttissimo. Quando lo hanno dimesso aveva un dolore forte al collo. “Atrosi” mi hanno detto i medici senza fare accertamenti. Peccato fosse un linfoma causato dal sangue infetto, ma nessuno se ne è accorto. Sono andata da un neurologo che mi ha prescritto il pompage cervicale. Ho chiamato un fisioterapista a casa. Alla terza seduta ho sentito mio marito che urlava disperatamente. Il fisioterapista aveva fatto scoppiare il tumore che aveva invaso i centri nervosi”. Dopo quest’ultimo episodio, l’uomo perde la sensibilità di braccia e gambe. Lo hanno operato e poi abbiamo cambiato ospedale per la riabilitazione e la cobalto terapia. Era ancora paralizzato. Un giorno ho visto che stava malissimo: aveva la febbre alta e tremori fortissimi. Era in blocco renale. Invece di 2 milligrammi gli avevano dato 20 milligrammi di cortisone. “Le scatole avevano lo stesso colore, il colpevole verrà punito”, mi ha detto il medico. Se non me ne fossi accorta sarebbe morto. A quel punto l’ho portato via, all’ospedale di Zevio dove sono riusciti a rimetterlo in piedi: dopo due mesi camminava. È l’unico ospedale che salvo e il primo ad essere stato chiuso”.

Due anni dopo, si riforma il tumore e quattro mesi prima di morire, Ivo sposa Denis. Secondo la donna, a causare la morte anticipata sarebbe stata una gastroscopia eseguita non correttamente: “Gliel’hanno fatta al mattino e lo sentivo urlare dal corridoio. Ne aveva già fatte una ventina, ma mai aveva provato un simile dolore. Infatti alla sera ha avuto un’emorragia. Gli hanno fatto un’altra gastroscopia e mi hanno detto che era pieno di varici e stava morendo. “Ma come?”, ho risposto io. “Questa mattina mi avete detto che aveva solo una piccola ulcera”. “Una patina le copriva”, mi hanno risposto, dicendomi di portarlo a casa perché loro non potevano fare più niente. Alla fine hanno messo il suo letto in un ufficio, spostando le scrivanie. È morto alle 6.10 e dopo le 24 non è mai entrato nessuno per vedere come stava. Il medico si è fatto vivo solo alle 7. Sarebbe morto lo stesso ma non in quel modo. Ho chiesto la riesumazione e l’autopsia. Il tribunale però ha negato il permesso e senza autopsia avevo le mani legate. Di denunce da fare ce ne sarebbero state parecchie, ma ero sfinita”. Infatti, un mese dopo, la donna ha fatto denuncia per omicidio colposo. Ora però è ormai stanca di lottare.

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