Giubileo: ospedali allertati ma impreparati in caso di attacco batteriologico

7 Dicembre 2015

A trauma team physician and nurse push a patient into the operating room.

Da domani, con l’avvio del Giubileo, il prefetto di Roma Franco Gabrielli rassicura sulla sicurezza della Capitale confermando la predisposizione, tra le svariate misure messe in atto a tal fine, anche di un piano che prevede interventi in caso di attacco batteriologico. Ben 12 pronto soccorso saranno operativi con la disponibilità di 300 posti letto, allertate anche le strutture sanitarie e gli ospedali militari che resteranno sotto pressione per 50 settimane. L’incubo di una “bomba sporca”,  però, li trova ancora impreparati ad affrontare eventuali feriti di un attacco batteriologico, chimico o radioattivo, perlomeno nelle fasi dello screening. Un fiume di pellegrini che arriveranno a Roma e avranno bisogno anche del pronto soccorso. E una fame di personale, che non potrà essere soddisfatta solo dal rinnovo di 1.200 precari per tre anni, anche se è una bella notizia: a Roma e Lazio in 9 anni persi 3.700 tra medici e infermieri e 3.600 posti letto. Sì, per la nostra sanità saranno 11 mesi complicati. E a rendere il senso non è tanto il Peimaf, che evoca scenari apocalittici (l’acronimo sta per “Piano di emergenza interna per il massiccio afflusso di feriti). Il Peimaf, spiegano gli addetti ai lavori, «ce l’abbiamo tutti i giorni», è peggio restare tanto a lungo sotto stress. Fatti i debiti scongiuri, e se a Roma accadesse come a Parigi, i nostri ospedali sono pronti?