Caso di malasanità colpisce un cittadino di Manfredonia

7 Gennaio 2016

Manfredonia

Tre interventi chirurgici in una settimana, uno dopo l’altro, e sul tavolo operatorio un paziente anziano e debilitato: l’ultima operazione si conclude tragicamente, con i chirurghi costretti a sospendere tutto per una fibrillazione improvvisa, e a cercare di rianimare il malato. Tutto inutile. E adesso a occuparsene è la Procura della Repubblica che dopo la denuncia sporta dalle figlie del signor Antonio Caracciolo, 72 anni di Manfredonia, dipendente della ASL in pensione, ha aperto una inchiesta a carico di ignoti per omicidio colposo. Accade tutto alla clinica Città Studi di Milano, già nota alle cronache con il vecchio nome di Clinica Santa Rita.

È il terzo caso in queste vacanze che vede la magistratura doversi occupare di episodi, veri o presunti, di malasanità conclusi con la morte del malato. I primi due episodi si erano verificati all’ospedale Sacco: appena prima di Natale un paziente sottoposto a intervento chirurgico era spirato sotto i ferri, e l’indomani di Capodanno una donna diabetica era stata dimessa dal pronto soccorso per poi morire poco dopo il rientro a casa. In entrambe le vicende, segnalate dai familiari delle vittime, la Procura aveva deciso di aprire un fascicolo con l’ipotesi di omicidio colposo, ordinando l’autopsia dei pazienti deceduti. Lo stesso hanno fatto le  due figlie di Antonio Caracciolo,  che il 28 dicembre era stato ricoverato presso la Città Studi per essere operato di tumore alla prostata.

Le due donne hanno spiegato che già nelle ore successive alla prima operazione il padre aveva iniziato a lamentare dolori lancinanti alla pancia, liquidati dai medici come inevitabili postumi dell’operazione e curati unicamente con robuste iniezioni di morfina. Ma il 31 dicembre di fronte al ripresentarsi dei dolori e alla mancanza di risposte più adeguate da parte dei sanitari, le donne avevano dovuto chiedere l’intervento dei carabinieri: solo dopo l’arrivo delle forze dell’ordine, hanno raccontato, la clinica si sarebbe attivata: ma essendo la notte di Capodanno si è dovuto attendere l’arrivo del medico reperibile, giunto in reparto solo la mattina successiva. A quel punto venivano effettuati gli esami che confermavano l’esistenza di una emorragia: Caracciolo veniva immediatamente portato in sala operatoria per salvargli la vita. Tre giorni dopo, però, i dolori si ripresentavano ancora più violenti. Nuova Tac, che accerta una nuova emorragia. Caracciolo la sera del 4 gennaio alle 22,30 viene riportato in sala operatoria, ma ne esce morto poco più di mezz’ora dopo. Appena ricevuta dai medici la notizia, le figlie del paziente che attendevano in corridoio chiamano il 113.

E la mattina successiva, negli uffici del commissariato Villa San Giovanni, firmano la denuncia. Interrogato dalla polizia, il primario della clinica, Marco Raber, ha riferito che il primo intervento era stato eseguito da un medico esterno alla Città Studi che svolge spesso il ruolo di consulente nel reparto di urologia e di avere eseguito personalmente i due interventi successivi. Saranno ora l’autopsia e le perizie medico legali disposte dal pubblico ministero a dover spiegare se un trattamento diverso e un intervento più solerte dopo i primi dolori, avrebbero potuto salvare l’uomo.

Fonte: Il Giornale.it Milano