Il disastro della gestione Usa, il “modello Lombardia” e l’importanza della sanità pubblica L’America è stata messa in ginocchio da un sistema sanitario discriminatorio. L’Italia ha fatto meglio tranne per la sua regione più avanzata, dove il pubblico negli anni è stato smantellato a favore del privato

28 Luglio 2020

Dopo cinque mesi di pandemia, quasi quattro milioni di contagi ufficiali e oltre 140mila mortiDonald Trump si è convinto: “usate la mascherina”, ha detto ai suoi cittadini attraverso un tweet. Già da qualche tempo si era intuito che l’ex tycoon aveva cambiato, in parte, il suo approccio. Dopo mesi a volto scoperto e dopo aver definito l’obbligo di mascherina un’imposizione antilibertaria, il 12 luglio per la prima volta in assoluto il presidente Usa si è mostrato in pubblico con la mascherina. A influire su questa decisione deve essere stato il fatto che negli Usa il Covid-19 è sempre più fuori controllo e giorno dopo giorno si devono aggiornare i nuovi record di contagi e decessi.

Attraverso il suo mix quotidiano di complottismo e negazionismo, per lungo tempo Donald Trump ha abbandonato a loro stessi i cittadini Usa di fronte alla pandemia. Chi doveva compensare la pericolosità dell’attuale capo di stato americano – il sistema sanitario – non è riuscito nel suo intento. C’è stato un problema di coordinamento tra lo stato centrale e i governi locali nella messa in pratica dei protocolli anti Covid-19 e questo è emerso più che mai nell’ambito della sanità. Per preservarne la sua natura privata, molti stati non hanno eccelso in collaborazione con Washington e anche la distribuzione di fondi pubblici per dare una mano nella gestione della pandemia è stata vista più come intromissione che non come supporto. La popolazione ha poi dovuto districarsi in un sistema pronto a mettere sulle loro spalle il peso della malattia. In caso si venisse trovati positivi, la cura del contagiato negli Usa finirebbe a carico della sanità pubblica. Se il test risultasse negativo, il conto da pagare, salatissimo, graverebbe sulle spalle del sintomatico.

Un sistema di questo tipo, naturalmente, non può essere efficiente. I cittadini si trovano doppiamente abbandonati: da un sistema sanitario privato intrinsecamente discriminatorio e di fatto accessibile solo ai più ricchi; e da un presidente che bolla la paura pandemica della popolazione in banale paranoia, scoraggiandone le precauzioni. Se sul secondo aspetto si può fare poco, se non aspettare le elezioni di novembre, sul primo punto la lezione dovrebbe venire dall’estero. Dall’Italia, per esempio, primo vero grande focolaio globale dopo la Cina a inizio primavera, che con tutte le difficoltà del caso ha retto di fronte alla violenza del virus. E lo ha fatto grazie al ruolo della sanità pubblica. Non è un caso che già prima della pandemia, l’Ocse e l’Ue sottolineassero la “solidità del sistema italiano di erogazione delle cure primarie, in cui i medici di famiglia svolgono una funzione di gatekeeper per l’accesso alle cure secondarie”. E che Bloomberg mettesse l’Italia al primo posto nel 2017 in una classifica sullo stato di salute della popolazione in 169 paesi membri dell’Oms. Tra le motivazioni, l’ampio accesso alle cure.

Eppure in questi mesi di emergenza, anche l’Italia ha avuto i suoi problemi. E li ha avuti proprio lì dove il sistema sanitario ricalca più quello americano, dove cioè il privato svolge un ruolo importante e la rete di medicina territoriale risulta deficitaria: la Lombardia. Il modello Formigoni ha smantellato la sanità pubblica a suon di tagli e contemporanei investimenti nella medicina specialistica privata e tutto questo ha presentato il conto nell’ultima primavera. La doppia lezione del Covid-19 arrivata da Italia e Stati Uniti è stata allora sull’importanza della sanità pubblica e sull’inefficienza del privato nel gestire una crisi di queste dimensioni. Il privato si è visto molto poco e se in Italia questo è stato compensato dal pubblico, dallo stato, negli Stati Uniti è mancato questo passaggio, dal momento che di statale c’è solo un presidente negazionista. 

Il coronavirus si è abbattuto come un uragano sul Paese e proprio come uno degli uragani più distruttivi della storia recente è stato trattato. Katrina viene ancora oggi ricordato come uno dei più grandi fallimenti del governo Usa, con migliaia di persone senza più casa, famiglia, lavoro che sono state dimenticate, vittime della meteorologia ma anche dell’incapacità dello stato di assisterle. Nella gestione del Covid-19 si è seguito questo stesso schema, a causa di un mix micidiale di deficit assistenziale dello stato e pericolosità presidenziale. Qualcosa che in Italia abbiamo visto nel duo Fontana-Gallera, tra teorie strambe sulla trasmissione del virus, accenni complottisti ed elogio incondizionato a un modello sanitario lombardo che è stato invece una delle principali cause del disastro regionale. A differenza degli Stati Uniti, però, l’Italia è anche altro. E la diversa curva dell’epidemia, nel primo caso ancora indirizzata verso l’alto, nel secondo da tempo in discesa, ne è la principale dimostrazione.

Wired.it